Dopo il WWW arriva il GGG: il web integrato

Pubblicato in Esperienza Utente | 18 ottobre 2011

Un’evoluzione naturale nella libertà di comunicazione su internet

Quando il World Wide Web (WWW) fu lanciato il 6 agosto 1991, lo scopo non era solo quello di creare un contenitore di informazioni dove le persone potessero trovare informazioni pertinenti. Il suo inventore Tim Berners-Lee lo concepì anche come un mezzo con cui le persone potessero dare il loro contributo, scambiando esperienze, pensieri e opinioni con chi aveva interessi simili. In altre parole: la rete sociale.
Se l’idea alla base di Internet era di facilitare la comunicazione tra le persone, allora dovremmo tornare a quella proposta ed espanderla a un livello più sofisticato e utile. In altre parole, dovremmo scambiarci gusti, opinioni, punti di vista e così via per permettere ad altre persone di arricchire la nostra – e loro – esperienza con suggerimenti e commenti sulla base di un rapporto reciproco.
Piuttosto che essere una rete, il web diventa piuttosto un grafico – dove la differenza sta non nel contenuto stesso ma nel modo in cui viene utilizzato, modificato e scambiato. Come Berners-Lee ha sottolineato: “L’utente inserisce un documento sul web per una ragione ma questo può essere trovato e utilizzato da altre persone per scopi completamente diversi […] cosicché da dar a forma a qualcosa che i matematici chiamano un grafico, ma su livelli diversi. La Rete collega i computer, il Web collega i documenti. Ora, gli utenti stanno seguendo un altro percorso mentale. […] L’importanza non sta nei documenti ma in ciò di cui parlano. “Ed è qui che nasce la nuova definizione del web come di un Grafo Gigante Globale (GGG).
Ad esempio, se voglio comprare un biglietto per il concerto del mio artista o gruppo preferito, visito la sua pagina web o una biglietteria on-line.
Potrei quindi avvisare i miei amici su un social network che vado al concerto e chiedere loro se vogliono unirsi a me. In alternativa, se i biglietti per il concerto sono esauriti, metto un post su una bacheca online per vedere se qualcuno ne ha uno di riserva.
Ci sono molte risorse web che mi permettono di fare questo – dagli account di posta elettronica ai forum di discussione, dalla messaggistica istantanea (IM) agli aggregatori di social network. Tuttavia, tutte queste risorse richiedono una registrazione separata ovvero devo accedere più volte a diversi URL per inserire i miei dati. Non solo questo è frustrante di per sé – in particolare per i non-web 2.0 dipendenti come me – ma il vero ostacolo è la frammentazione che esiste tra tutte queste applicazioni.
Al momento, gli sviluppatori ed editori di contenuti stanno lavorando per trovare una API open-source (Application Program Interface), in modo che l’utente possa esplorare il web su più livelli contemporaneamente. Un esempio è il progetto sponsorizzato da Google OpenSocial – una specifica standard per le applicazioni e i widget (pezzi di codice riutilizzabile che eseguono funzioni semplici) all’interno di reti sociali. Con questo nuovo standard, il mio status su Facebook può apparire contemporaneamente sui miei profili Skype, Twitter e Digg.
Ovviamente questa è una cosa che avvantaggia tutti: sviluppatori, fornitori di contenuti e gli utenti finali.
Gli sviluppatori non saranno più frustrati con problemi di compatibilità e portabilità del codice tra le diverse infrastrutture e linguaggi. Invece, essi saranno in grado di concentrarsi sul cosa e non sul come l’applicazione sta svolgento.
I fornitori di contenuti potranno ottenere un ritorno positivo in termini di immagine aziendale e responsabilità sociale, nella misura in cui saranno in grado di coinvolgere i loro clienti nella creazione e distribuzione dei contenuti.
E infine gli utenti finali possono ampliare e arricchire l’esperienza web, condividendo le loro preferenze e creando così piccole comunità di appassionati.
Per ulteriori informazioni su questo argomento si veda: