7 lezioni che ho imparato come designer

Pubblicato in Esperienza Utente, User interface design | 18 maggio 2015

Dal presentare un portfolio digitale al ridefinire un’applicazione mobile e-commerce, le sfide nei progetti di design sono state diverse. Alcuni più complesse di altre, ma tutte preziose lezioni . Ecco un elenco conciso che ciò che ho imparato come designer.(Immagini di Jeff Sheldon)

7 lezioni che ho imparato come designer: 1) Design è...trovare la soluzione a un problema1. Design è…trovare la soluzione a un problema

Nemmeno un genio come Leonardo progettava i suoi lavori al solo scopo di ottenere riconoscibilità, compiacere l’ego dei suoi ricchi e potenti mecenati o lasciare un’eredità ai posteri. Sebbene non si possa escludere che anche questo facesse parte della sua straordinaria carriera.

Il vero designer ha una visione etica e sociale del proprio lavoro: suo compito è proporre soluzioni a problemi di diversa natura in maniera innovativa, intelligente e creativa. Che si tratti del rifacimento di un sito o dell’arredo di uno spazio, il designer individua le criticità, definisce i percorsi più semplici, trova i materiali adatti e nel fare questo ci mette la sua ispirazione e sensibilità estetica: qualcosa di unico che viene da anni di esperienza, applicazione e duro lavoro. Il designer in questo senso è un artigiano che coniuga l’arte con l’utilità.

2. Un buon designer sa ascoltare e comunicare

Nella mia personale esperienza ci sono stati momenti in cui ho avvertito tutta la difficoltà nel trovarmi difronte a interlocutori con idee e opinioni molto diverse dalle mie e poco propensi a lasciarsi “convincere”. Poiché nel design la componente emotiva è molto forte – ognuno di noi ha una sua personale sensibilità estetica – incomprensioni o addirittura conflitti sono sempre nell’angolo. E quasi sempre dovuti all’incapacità di ascolto e comunicazione.

Sta all’intelligenza del designer saper comprendere il problema, argomentando con valide motivazioni il perché della soluzione proposta, facendo proprio e mutuando il punto di vista dell’interlocutore. Nel difendere le sua posizione, non si rinchiude nell’accademismo sterile e in un linguaggio tecnico di difficile comprensione. Né tantomeno cercherà di far valere la propria presunta superiorità estetica. Piuttosto sosterrà con dati, esempi e riscontri concreti la soluzione proposta.

7 lezioni che ho imparato come designer: 3) Il design ha le sue regole3. Il design ha le sue regole

Forse solo il nostro Leonardo poteva permettersi il lusso di improvvisare, facendo leva sul suo immenso talento. In realtà non lo fece mai. In tutti i suoi lavori non è difficile riscontrare i principi che sono alla base del linguaggio visivo:  unità, equilibrio, gerarchia, proporzione, enfasi, similarità e contrasto. Quando uno o più di questi principi vengono meno, il risultato non è mai soddisfacente perché il nostro occhio e la nostra mente non trovano i riferimenti visivi a cui sono abituati.

A meno di saper giustificare questa scelta. I pittori cubisti come Picasso hanno deliberatamente stravolto la regola dell’unità (usando prospettive multiple o inserendo elementi estranei) allo scopo di rappresentare l’oggetto sotto diversi punti di vista. Nell’arte concettuale invece, il contenuto, l’idea sono più importanti della forma estetica e dalla loro percezione. E prescindono da esse.

4. È tutta una questione di pratica ed esperienza

Devo confessarvi una cosa: non ho una formazione come designer…ma mi solleva il fatto di non essere il solo ad aver scelto questa professione per passione. Anche se devo dire che la mia laurea in sociologia si è rivelata di grande aiuto nell’elaborare un progetto visivo e – soprattutto – comunicare le soluzioni.

Sono del parere che per riuscire come designer non occorrano titoli accademici o lettere di referenza. La lezione cruciale per un designer è saper applicare concretamente quanto ha imparato – nelle aule come sul computer o sul tavolo da disegno. Un potenziale cliente o datore di lavoro sarà più impressionato dal nostro portfolio lavori piuttosto che dal nome della scuola frequentata. Inoltre, Internet mette a disposizione un archivio immenso di conoscenze gratuite e accessibili a tutti: sta al futuro designer saperle utilizzare per esprimere il proprio talento: rimango sempre molto colpito dalla qualità dei lavori pubblicati su Behance e dal fatto che molti di questi sono opera di designer “non istruiti” come me :)

7 lezioni che ho imparato come designer: 5) L'ispirazione segue percorsi casuali e inaspettati5. L’ispirazione segue percorsi casuali e inaspettati

Uno degli scogli più difficili per un designer – forse il più difficile – è trovare ispirazione per il proprio lavoro. Un percorso, una sintesi in quell’intricato e caotico caleidoscopio di immagini e stimoli visivi in cui siamo immersi. Gli spunti sono infiniti, le direzioni contraddittorie. Alla spasmodica ricerca della soluzione, il designer si circonda di riviste specializzate sperando di trovare uno spunto, un suggerimento. Trascorre ore a visitare siti e portfolio. Consulta tutorial e partecipa a eventi di settore con altri designer. Sebbene tutte queste attività siano di vitale importanza per essere sempre aggiornati, esse non sono strettamente utili allo scopo.

Mi è capitato più spesso di iniziare un progetto prendendo spunto da una grafica vista chissà dove salvo poi allontanarmene completamente. O di contaminarla con altre idee. O più semplicemente di stravolgerla con il contributo esterno. Altre volte invece l’ispirazione è venuta mentre non lavoravo sul progetto ma ci stavo riflettendo: una nuotata in piscina, la visita a una mostra, un’insegna pubblicitaria vista per strada.
Allontanarsi dal computer a volte – se non spesso – dà risultati inaspettati.

6. I designer mediocri imitano, quelli buoni reinventano

Il designer vuole lasciare la propria impronta per potersi distinguere. Spesso non può fare a meno di ripercorrere le orme dei grandi che lo hanno preceduto. O dei contemporanei che hanno raggiunto il successo. C’è tuttavia una sottile demarcazione tra la pura emulazione e la reinterpretazione. Ed è ciò che distingue un’opera convenzionale – seppur tecnicamente valida – da una veramente originale e innovativa.
Nella realizzazione del celeberrimo dipinto Guernica, il già citato Picasso non fece mistero di essersi “ispirato” a vecchie foto dell’archivio Alinari di Firenze, durante il suo viaggio italiano del 1917, che raffiguravano un affresco tardo-medievale, Il trionfo della morte. Ma il risultato che ne seguì fu assolutamente unico e personalissimo.

A volte purtroppo, il desiderio di emulazione sconfina apertamente nel plagio: l’azienda cinese Xiaomi, chiamata in causa dal capo designer di Apple Jonathan Ive, non solo ne ha riprodotto il design industriale (vedi lo chassis in alluminio satinato con logo inciso, le linee morbide e sinuose) ma persino l’assonanza dei nomi dei prodotti (iPad/MiPad, AppleTv/MiTv) e il layout grafico del sito (vedi la combinazione cromatica, il menu di navigazione, le ampie immagini ritagliate) chiaramente “ispirato” a quello del sito Apple. Da questo punto di vista, non siamo difronte a un buon design né tantomeno a un design originale.

7 lezioni che ho imparato come designer: 7) Il design è un lavoro collaborativo7. Il design è un lavoro collaborativo

Qualsiasi design richiede la giusta maturazione ed è sempre il risultato di revisioni, correzioni, fermate e ripartenze in cui sono coinvolti diversi attori: committenti, responsabili prodotto, utenti e clienti, designer, sviluppatori. Il contributo di ognuno di loro va tenuto in dovuta considerazione per giungere a un risultato ottimale, soprattutto quando si parla di servizi e prodotti digitali in cui sono in gioco moltissime variabili dovute alla complessità dell’interazione uomo-macchina.

Diventa quindi importante che i responsabili del prodotto e i committenti definiscano con chiarezza gli obiettivi da raggiungere. Che gli utenti potenziali testino il prototipo di design per verificare le criticità. Che il team di sviluppatori fornisca dati e informazioni utili a superare ostacoli tecnici. A tal proposito, parlando di prodotti digitali, sempre più team di progetto adottano approcci innovativi al lavoro condiviso come la Lean UX design.

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